100! 100! 100!
Urlavano.
Chi ha superato
gli “anta”, o giù di lì, si ricorderà il coro da stadio del pubblico, durante
la trasmissione “OK il prezzo è giusto”, che tifava per il concorrente di turno[1].
In
quell’occasione fare 100 era l’obiettivo di chiunque girasse la pesante ruota e
si doveva cercare di non superarlo. Ma questo post riguarda un 100 ben poco
lusinghiero e molto pericoloso: la quantità di denaro speso nel 2018 per
giocare d’azzardo in Italia. Un 100 che abbiamo sforato di un bel po’.
L’agenzia delle
dogane ha pubblicato ad agosto 2019 il “Libro Blu 2018”[2],
una pubblicazione che raccoglie dati statistici anche riguardanti il gioco d’azzardo:
dati quali raccolta, spesa ed entità delle vincite. La mia attenzione si ferma
sul dato della raccolta, intesa come l’ammontare di tutte le giocare effettuate
nel 2018:
106,8 miliardi di euro.
Un ben poco
invidiabile traguardo raggiunto quest’anno tanto più se si pensa a quanto aveva
fatto registrare la raccolta nel 2004: 25,6 miliardi.
Come si può vedere
dal grafico[3],
pubblicato dall’Associazione AND – Azzardo e Nuove Dipendenze, la raccolta di
quest’anno rappresenta il culmine di un trend che a parte una flessione nel
2013/2014 è stato sempre in continua, inesorabile, crescita.
Il grafico però
è importante perché sfata un mito che spesso accompagna una discussione sul
gioco d’azzardo: che a guadagnaci sia lo Stato. Come si può vedere nel 2004 lo
stato ha incassato 7,3 miliardi e nel 2018 ne ha incassati 10,2: un ritmo di
crescita ben più modesto rispetto a quello della raccolta. Questo dato ci dice
che, non solo lo Stato non ci guadagna così tanto, ma che con gli anni la
percentuale delle entrate è diminuita, passando dal 28,5 % al 9,5 %.
[2]
https://www.avvisopubblico.it/home/wp-content/uploads/2019/08/LibroBlu_2018.pdf
[3]
http://www.andinrete.it/portale/

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