venerdì 19 settembre 2014

I Giovani e il Gioco d'Azzardo, nella Relazione Annuale al Parlamento 2014


Dopo lo studio “ragazzi in gioco”, di cui ho già scritto, è il Dipartimento Politiche Antidroga a lanciare l’allarme.

Mancando studi e dati epidemiologici accreditati in grado di quantificare correttamente il problema del gioco d’azzardo, si è cercato di stimarne la prevalenza attraverso lo studio SPS-DPA (Indagine sul consumo di sostanze psicotrope sul gioco d’azzardo e sui fattori di rischio per l’assunzione di sostanze stupefacenti nella popolazione studentesca 15 – 19 anni). Ciò è stato possibile somministrando il South Oaks Gambling Screen – Revised for Adolescents (SOGS-RA). I risultati sono stati presentati nell’annuale Relazione al Parlamento.

Limitandoci al gioco d’azzardo, il risultato è stato che l’8% dei giovani risulta avere un approccio problematico, quando non patologico, con il gioco d’azzardo.

Per quanto riguarda le persone in trattamento, nel 2013 risulta un aumento di 1000 pazienti rispetto all’anno precedente.

Il Veneto, nello specifico, è la seconda regione per pazienti in trattamento, numero che nel 2013 è più che raddoppiato rispetto al 2012 passando da 660 a 1335.

 

Ancora una volta emerge l’importanza, oltre che alla cura, porre attenzione alla fase di prevenzione, soprattutto per quanto riguarda i giovani, ritenuti categoria a rischio.

 

Il link alla Relazione Annuale al Parlamento 2014:


 

lunedì 15 settembre 2014

Stigmatizzazione



Vorrei affrontare l’argomento più delicato e discusso durante gli incontri. Potremmo definirlo l’Argomento: il peso della stigmatizzazione sociale, il marchio.

Quasi tutti i partecipanti affermano che ormai erano conosciuti dalla gente come “il giocatore”, “l’alcolizzato” o epiteti peggiori.

Premetto che questa è una consapevolezza a posteriori. Quando si giocava o si beveva, a queste cose non ci si faceva caso mentre ora, partecipando agli incontri, iniziando a vedere con occhi diversi il proprio comportamento sembra sorgere spontanea questa considerazione dalla quale scaturisce una domanda: chi è considerato giocatore, agli occhi della gente lo rimarrà per sempre? A volte nella sua variante: agli occhi dei miei familiari sarò sempre un giocatore, senza possibilità di recuperare la fiducia?

Qui possiamo fare una distinzione importante tra gioco d’azzardo e alcol.

Premesso che entrambe le dipendenze portano con sé effetti di tipo fisico, nel secondo caso questi sono sicuramente più marcati e visibili. Questo significa che chiunque, che sappia o meno del problema legato all’alcol, può accorgersi del miglioramento di salute, visibile appunto anche esteticamente, di chi ha smesso di bere. Molti infatti raccontano di commenti da parte della gente, di complimenti per una forma ritrovata. Questo sicuramente funziona anche da rinforzo per continuare sulla strada della sobrietà.

Il discorso si complica un po’ riguardo al gioco d’azzardo che come abbiamo visto è una dipendenza di tipo psicologico.

E’ più difficile, da quel che sento, “dimostrare” il proprio cambiamento agli altri e quindi senza spunti dall’esterno, la domanda troverà risposta con maggiore difficoltà. Questo viene confermato dalla “lentezza”, per esempio, con la quale si recupera la fiducia del familiare. 

Finora ho presentato la questione dal punto di vista del giocatore, ma possiamo provare a ribaltare il punto di vista. Quanto una persona, che giocava d’azzardo, si sente ancora giocatore? Quanto la preoccupazione rispetto al giudizio altrui rispecchia invece una preoccupazione interna a se stessi?

L’esempio che più mi ha colpito: la sera in cui un partecipante, entrando nella stanza dove si svolge l’incontro, sorridendo si è tirato su la manica della camicia e ha finto di mostrare il tatuaggio, come in un campo di concentramento. Un’azione che forse voleva sdrammatizzare la situazione, ma che, più di molte parole, ha chiarito in un attimo il suo punto di vista: portava un marchio indelebile sulla pelle.

Dopo aver fatto un percorso, però, e aver smesso per un buon periodo di tempo, l’importanza data a quello che pensa la gente viene notevolmente ridimensionata.

Potrebbe essere che una volta che si comincia a vedersi come qualcosa di diverso da un giocatore, per esempio come una persona che non gioca, che non ha bisogno di giocare o che non vuole giocare, si inizi parimenti a preoccuparsi meno degli altri, ci si senta meno giudicati.

Cercare di capire quale sia la maniera giusta di vedere la questione o quale dei due punti di vista venga prima sarebbe tempo sprecato perché non serve. Forse è più utile considerala come un’alternanza delle due.