Quando si entra a
far parte di un gruppo di auto mutuo aiuto, avere a che fare con l’astinenza da
gioco d’azzardo corrisponde ad avere a che fare anche con il rovescio della
medaglia: la possibilità della ricaduta.
La metodologia
dell’ACAT prevede che una persona, che intraprende il percorso di gruppo, si
attenga alla totale astinenza da gioco già dal giorno del suo primo incontro.
Questo significa che un comportamento mantenuto, a volte, per anni deve essere
interrotto senza vie di mezzo, quasi fosse un interruttore che si accende e si
spegne.
Il fatto è che,
ne siamo consapevoli, la dipendenza (psicologica), in questo caso da gioco,
purtroppo non funziona alla stessa maniera e non si può spegnere a piacimento.
Ci si ritrova
quindi a muoversi su un doppio registro: da un lato lo sforzo di smettere un
comportamento, dall’altro la tentazione quasi continua a metterlo in atto.
Sarebbe troppo
bello, e quasi magico, se entrare a far parte del gruppo e chiedere di smettere
totalmente di giocare bastasse a far uscire una persona dal vortice del gioco:
la verità è che all’inizio non sarà semplice, ci vorrà un grande sforzo per non
cedere alla voglia di giocare.
Giocare ha una
sua funzione nella vita del giocatore. Abbiamo visto come giocare può servire,
tra i vari motivi, per non pensare, per fuggire temporaneamente dalle
preoccupazioni quotidiane o per isolarsi. A volte si tratta di un vero e
proprio rituale, quasi un’abitudine, che sfocia nella dipendenza. Se
consideriamo questi aspetti, possiamo capire quanto, una cosa così radicata, e
funzionale, sia difficile da estirpare in un attimo. Questo per dire che di
fronte a situazioni stressanti, o che possono preoccupare oltre misura, la
possibilità che si usi il “vecchio” sistema per affrontarle diviene molto
concreta, soprattutto nel primo periodo di astinenza.
E abbiamo la
ricaduta.
Personalmente, di
fronte ad un nuovo partecipante al gruppo, mi auguro sempre che possa non
ricadere, ma sono anche realista e so che bisogna fare i conti con questa
eventualità, come una cosa assolutamente naturale.
La ricaduta non
sempre ha valenza negativa, l’importante è l’”uso” che se ne fa.
Se viene
demonizzata, come qualcosa da evitare a tutti i costi, può essere vissuta con
senso di sconfitta, con senso di colpa verso se stessi e vergogna di fronte
agli altri membri del gruppo. Può anche diventare fonte di abbandono del
percorso appena intrapreso.
Se invece viene
trattata come qualcosa che se si può evitare è meglio, ma se succede non casca
il mondo, può diventare un importante strumento per capire cosa è andato
storto, quali sono ancora alcuni punti deboli da rinforzare, insomma
un’occasione di apprendimento, per capire qualcosa in più del problema. Può
quindi essere considerata uno stimolo a non abbassare la guardia, rimettersi in
piedi e riprendere il percorso.
L’idea di fondo è
che nell’ambito della cura non tutto è positivo o negativo a priori.

