venerdì 6 giugno 2014

Ludopatia o G.A.P.?


Una piccola precisazione su cosa si intende con la parola gioco.

Quando si parla di gioco spesso l’accezione che se ne dà è di qualcosa di infantile, da bambini. A volte come qualcosa di “inutile”.

Prima di tutto bisogna rivalutare il gioco come un’attività fondamentale per la crescita personale. Nel gioco i bambini imparano i primi rudimenti delle regole e del loro rispetto e gettano le basi dello sviluppo affettivo e sociale tramite le relazioni che stabiliscono giocando con altri bambini. Per essere tale, il gioco deve avere alcune caratteristiche tra le quali: essere limitato nel tempo, avere, appunto, delle regole, essere consapevoli che si sta facendo finta, ma soprattutto deve essere un’attività che si svolge per se stessa, per il piacere di farla, senza secondi fini. Un esempio molto efficace di gioco è quello dei cow-boy e degli indiani.

Date queste caratteristiche si può notare che giocare ha ben poco da spartire con il gioco d’azzardo che invece, rientrando in un’altra categoria di giochi, è un’attività che almeno inizialmente viene svolta con un secondo fine ben preciso (vincere, guadagnare soldi), non si riesce a limitare nel tempo (si può arrivare a giocare per una giornata intera) e diventa essa stessa realtà quando chi gioca afferma di isolarsi dal mondo e la cui aberrazione corrisponde al GAP (Gioco d’Azzardo Patologico).

Quindi abbiamo di fronte due attività che pur avendo una radice comune si riferiscono a due attività ben diverse.

Basti pensare che gli inglesi usano due verbi per distinguere le due cose: to play e to gamble. Il primo ha a che fare con l’attività sana sopra descritta, il secondo indica il gioco d’azzardo e la sua traduzione letterale è: scommettere, prendersi un rischio.

Ma gli adulti giocano? Come si può conciliare un termine associato ai bambini con l’età adulta?

Se consideriamo le caratteristiche del gioco sano, che differenza fa tra giocare ai cow-boy ed andare al cinema, fare giardinaggio, una passeggiata o dipingere?

In fondo, molte volte, si tratta di questo: recuperare una dimensione di gioco inteso come occasione di piacere, di arricchimento personale e non monetario, di relazioni sociali che non prevedano scommesse.

Per questo concordo con quanto molti affermano e cioè che il termine ludopatia sia una termine non propriamente corretto, pur essendo chiaro a cosa si riferisca.

Ludopatia, malattia del gioco, è un termine che indica una sofferenza legata a tutti i tipi di giochi. Questo può andare bene se si pensa per esempio alla dipendenza da videogiochi, che non sono da considerare gioco d’azzardo perché non è prevista puntata di denaro (una delle tre caratteristiche del gioco d'azzardo), ma appare chiaro che esiste anche un gioco che non potrà mai diventare una malattia proprio per le caratteristiche di crescita che lo contraddistingue. A mio parere, forse è più corretto, ma meno di impatto, parlare “semplicemente” di gioco d’azzardo patologico.

Per concludere ricordo che chi volesse avere maggiori informazioni può chiamarmi al numero che si trova nella pagina contatti o premere qui .

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