giovedì 10 luglio 2014

L'orbita del gioco


Nella visione dell’ACAT, come accennato la volta scorsa, l’iniziale richiesta che si fa a chi voglia partecipare agli incontri di gruppo è l’astinenza totale dal gioco.

Ricordo che esistono altre maniere di vedere la questione. Per esempio: non è meglio ridurre gradualmente fino a zero invece che smettere di punto in bianco? Questa domanda vale anche per altre dipendenze, per esempio da fumo o alcol. Ci sono in effetti altre realtà, che si occupano del trattamento delle dipendenze, che non richiedono la totale cessazione del comportamento problematico fin dal primo giorno.

Non è mia intenzione entrare nel merito di quale sia il migliore trattamento, perché ritengo che queste differenti richieste siano entrambe valide essendo inserite in un metodo coerente e perché è meglio avere più metodi a disposizione che possano andare incontro alle diverse esigenze che ogni persona può manifestare (una persona può infatti trovarsi più a suo agio smettendo subito o riducendo).

Voglio invece spiegare il perché l’ACAT chiede che si entri in un clima di astinenza totale.

Si chiede di eliminare qualsiasi forma di gioco per favorire un’uscita più rapida possibile, sia fisica che mentale, dal mondo del gioco. Ridurre senza smettere contribuisce a rimanere appunto nell’orbita del gioco, della dipendenza e di conseguenza vicini al rischio continuo di ricaduta.

Smettere di giocare, vorrei ricordarlo, non è un punto di arrivo, ma di partenza. Dopo aver smesso si entra in una nuova fase: quella del mantenimento della scelta di smettere di giocare. Per questo l’impegno inziale è quello di smettere il prima possibile, mettere un punto fermo e da lì partire.

A scanso di equivoci: con “smettere” ci si riferisce a qualsiasi forma di gioco.

Se per esempio un problema di gioco d’azzardo si manifesta principalmente con le slot machine e si chiede di smettere totalmente, non significa che si deve smettere con le slot machine e si può giocare al lotto o al gratta e vinci.

Questo è un errore di valutazione molto comune: quello di considerare la gravità del problema in base al tipo di gioco o ai soldi spesi.

E’ vero che alcuni tipi di gioco possono favorire lo sviluppo di dipendenza più rapidamente rispetto ad altri, ma se ragioniamo in termini di dipendenza e di rapporto che si sviluppa con il gioco (ossia l’incapacità di dire “no”), noteremo che le differenze tra i tipi di gioco si fanno meno evidenti.

Come ho avuto modo di dire, siamo tutti diversi per cui tutto diviene relativo e non possiamo ritrovare in assoluto un tipo di gioco d’azzardo che non sia dannoso.

Una volta che è sorto un problema con il gioco d’azzardo, ogni sua forma sarà pericolosa e mantenerne degli strascichi, sotto forma di altri giochi, significa appunto prolungare la fase di allontanamento dal problema.