giovedì 6 novembre 2014

Appreso o Innato?


“Ma tanto lui ha il gioco nel DNA…E’ un giocatore e lo rimarrà per sempre!”. “Non potrò mai stare bene perché ce l’ho nel sangue”. Al di là della questione del marchio, queste frasi sono state pronunciate da una moglie, riferendosi al proprio marito dopo una ricaduta, e da un giocatore.

Ma è proprio vero che una dipendenza si limita ad una successione di geni e chi “l‘ha nel sangue” se la porterà addosso a vita?

Da questo punto di vista, lottare contro la genetica diventerebbe una battaglia persa in partenza, per cui avrebbe senso partecipare, per esempio, agli incontri di gruppo? Ovviamente la risposta è che le cose sono più complesse e il DNA da solo non può essere la risposta ai quesiti che, comprensibilmente, un familiare o un giocatore si pongono.

Ho già detto che la dipendenza si sviluppa quando vengono soddisfatte tre condizioni: la persona, l’ambiente, e l’accessibilità.

Per quanto riguarda la persona, effettivamente bisogna dire che esiste una predisposizione, a livello genetico, allo sviluppo di una dipendenza, nelle sue componenti fisica e psicologica. Una “fragilità”, però, come ne abbiamo tutti: rimanendo (ma vale anche per molti altri aspetti della vita dell’uomo) nell’ambito della dipendenza, potrebbe essere che una persona ha una predisposizione al gioco d’azzardo, un’altra all’alcol e un’altra ancora al fumo, ecc.

Avere una predisposizione, però, non equivale automaticamente allo sviluppo di una dipendenza, ci vogliono anche le occasioni. Gli eventi della vita, l’ambiente in cui si cresce e le relazioni che si instaurano, sono tutti, ma non i soli, fattori che possono favorire o meno la manifestazione della propria fragilità, qualunque essa sia.

Bisogna aggiungere il terzo fattore: l’accessibilità. Oramai le new slot, le “macchinette”, sono ovunque e la loro diffusione pressoché capillare sembra avere lo scopo di creare, artificialmente, le condizioni ambientali idonee allo sviluppo del GAP facendo sì che molte più persone, rispetto al recente passato, si ritrovino ad avere un problema di gioco d’azzardo.

Tornando alle affermazioni iniziali, cosa si potrebbe concludere?

Una dipendenza trova le sue radici nel DNA e non può scomparire.  Il vecchio acronimo di ACAT era: Associazione Club Alcolisti in Trattamento. Significa che le persone che partecipano non si riconoscono nella definizione di ex alcolista, ma di alcolista che ancora continua un percorso di cambiamento.

Che la genetica però diventi una condanna nei confronti della quale non si può fare niente, francamente non lo credo. Perché ci sono, abbiamo visto, altri fattori che concorrono allo sviluppo del GAP, come quelli ambientali che nella loro accezione più ampia potrebbero essere considerati come quei fattori che costituiscono lo stile di vita di una persona. Secondo il modello dell’ACAT modificando il proprio stile di vita si può risolvere il problema legato al gioco.

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