“Ma tanto lui ha
il gioco nel DNA…E’ un giocatore e lo rimarrà per sempre!”. “Non potrò mai
stare bene perché ce l’ho nel sangue”. Al di là della questione del marchio,
queste frasi sono state pronunciate da una moglie, riferendosi al proprio
marito dopo una ricaduta, e da un giocatore.
Ma è proprio vero
che una dipendenza si limita ad una successione di geni e chi “l‘ha nel sangue”
se la porterà addosso a vita?
Da questo punto
di vista, lottare contro la genetica diventerebbe una battaglia persa in partenza,
per cui avrebbe senso partecipare, per esempio, agli incontri di gruppo? Ovviamente
la risposta è che le cose sono più complesse e il DNA da solo non può essere la
risposta ai quesiti che, comprensibilmente, un familiare o un giocatore si
pongono.
Ho già detto che
la dipendenza si sviluppa quando vengono soddisfatte tre condizioni: la
persona, l’ambiente, e l’accessibilità.
Per quanto
riguarda la persona, effettivamente bisogna dire che esiste una
predisposizione, a livello genetico, allo sviluppo di una dipendenza, nelle sue
componenti fisica e psicologica. Una “fragilità”, però, come ne abbiamo tutti:
rimanendo (ma vale anche per molti altri aspetti della vita dell’uomo)
nell’ambito della dipendenza, potrebbe essere che una persona ha una
predisposizione al gioco d’azzardo, un’altra all’alcol e un’altra ancora al
fumo, ecc.
Avere una
predisposizione, però, non equivale automaticamente allo sviluppo di una
dipendenza, ci vogliono anche le occasioni. Gli eventi della vita, l’ambiente
in cui si cresce e le relazioni che si instaurano, sono tutti, ma non i soli,
fattori che possono favorire o meno la manifestazione della propria fragilità,
qualunque essa sia.
Bisogna
aggiungere il terzo fattore: l’accessibilità. Oramai le new slot, le
“macchinette”, sono ovunque e la loro diffusione pressoché capillare sembra
avere lo scopo di creare, artificialmente, le condizioni ambientali idonee allo
sviluppo del GAP facendo sì che molte più persone, rispetto al recente passato,
si ritrovino ad avere un problema di gioco d’azzardo.
Tornando alle
affermazioni iniziali, cosa si potrebbe concludere?
Una dipendenza
trova le sue radici nel DNA e non può scomparire. Il vecchio acronimo di ACAT era: Associazione
Club Alcolisti in Trattamento. Significa che le persone che partecipano non si
riconoscono nella definizione di ex alcolista, ma di alcolista che ancora
continua un percorso di cambiamento.
Che la genetica
però diventi una condanna nei confronti della quale non si può fare niente,
francamente non lo credo. Perché ci sono, abbiamo visto, altri fattori che
concorrono allo sviluppo del GAP, come quelli ambientali che nella loro
accezione più ampia potrebbero essere considerati come quei fattori che
costituiscono lo stile di vita di una persona. Secondo il modello dell’ACAT modificando
il proprio stile di vita si può risolvere il problema legato al gioco.
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