Nella visione
dell’ACAT, come accennato la volta scorsa, l’iniziale richiesta che si fa a chi
voglia partecipare agli incontri di gruppo è l’astinenza totale dal gioco.
Ricordo che esistono
altre maniere di vedere la questione. Per esempio: non è meglio ridurre
gradualmente fino a zero invece che smettere di punto in bianco? Questa domanda
vale anche per altre dipendenze, per esempio da fumo o alcol. Ci sono in
effetti altre realtà, che si occupano del trattamento delle dipendenze, che non
richiedono la totale cessazione del comportamento problematico fin dal primo
giorno.
Non è mia
intenzione entrare nel merito di quale sia il migliore trattamento, perché
ritengo che queste differenti richieste siano entrambe valide essendo inserite
in un metodo coerente e perché è meglio avere più metodi a disposizione che
possano andare incontro alle diverse esigenze che ogni persona può manifestare
(una persona può infatti trovarsi più a suo agio smettendo subito o riducendo).
Voglio invece
spiegare il perché l’ACAT chiede che si entri in un clima di astinenza totale.
Si chiede di
eliminare qualsiasi forma di gioco per favorire un’uscita più rapida possibile,
sia fisica che mentale, dal mondo del gioco. Ridurre senza smettere
contribuisce a rimanere appunto nell’orbita del gioco, della dipendenza e di
conseguenza vicini al rischio continuo di ricaduta.
Smettere di
giocare, vorrei ricordarlo, non è un punto di arrivo, ma di partenza. Dopo aver
smesso si entra in una nuova fase: quella del mantenimento della scelta di
smettere di giocare. Per questo l’impegno inziale è quello di smettere il prima
possibile, mettere un punto fermo e da lì partire.
A scanso di
equivoci: con “smettere” ci si riferisce a qualsiasi forma di gioco.
Se per esempio un
problema di gioco d’azzardo si manifesta principalmente con le slot machine e
si chiede di smettere totalmente, non significa che si deve smettere con le
slot machine e si può giocare al lotto o al gratta e vinci.
Questo è un
errore di valutazione molto comune: quello di considerare la gravità del
problema in base al tipo di gioco o ai soldi spesi.
E’ vero che
alcuni tipi di gioco possono favorire lo sviluppo di dipendenza più rapidamente
rispetto ad altri, ma se ragioniamo in termini di dipendenza e di rapporto che
si sviluppa con il gioco (ossia l’incapacità di dire “no”), noteremo che le
differenze tra i tipi di gioco si fanno meno evidenti.
Come ho avuto
modo di dire, siamo tutti diversi per cui tutto diviene relativo e non possiamo
ritrovare in assoluto un tipo di gioco d’azzardo che non sia dannoso.
Una volta che è
sorto un problema con il gioco d’azzardo, ogni sua forma sarà pericolosa e
mantenerne degli strascichi, sotto forma di altri giochi, significa appunto
prolungare la fase di allontanamento dal problema.
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