“Gioca senza
esagerare” oppure “Il gioco può creare dipendenza patologica”: queste sono le
frasi che ultimamente vengono pronunciate in coda agli spot dei giochi in TV. Frasi maggiormente d'attualità in questi giorni: non c'è partita dei mondiali di calcio che non sia accompagnata da almeno uno spot sulle scommesse on-line.
Non voglio
entrare nel merito se servano o meno, se siano utili a mettere in guardia sui
rischi legati al gioco, ma vorrei invece soffermarmi sul gioco responsabile: esiste?
Apro una piccola
parentesi sull’alcol. L’OMS ha cercato di stabilire quale fosse il limite tra
il bere moderato ed il bere patologico. Negli anni questo limite (rappresentato
dalla percentuale di alcol nel sangue) è stato via via abbassato finché si è
arrivati a stabilire… che un limite non si poteva stabilire scientificamente.
La soluzione è stata che l’unico bere moderato poteva essere il bere meno
possibile.
Con il gioco
d’azzardo è la stessa cosa. Invitare la popolazione a giocare con la testa, a
fermarsi quando si sta esagerando o a correre ai ripari quando il gioco sta
diventando un problema, implica che sia stato stabilito un punto fisso, un
confine tra gioco “sano” e gioco patologico.
Sembrerebbe quasi
che ci fossero due categorie: chi gioca senza problemi e chi invece esagera con
le conseguenze che si possono facilmente immaginare. O si fa parte di una
categoria o di un’altra e a dividerle c’è questo confine del gioco
responsabile. Ma forse le cose sono un po’ più complesse.
Per chiarire
meglio potremmo tracciare una linea immaginaria tra le due categorie in modo
tale che non esistano solo due possibilità (o sono un giocatore patologico o
non lo sono) perché ognuno può posizionarsi su un qualsiasi punto di questa
linea, ma la posizione non è fissa: ci si può spostare verso una categoria o
verso l’altra.
Un problema di
gioco nasce principalmente dalla concomitanza di tre fattori: l’ambiente, la
disponibilità/accessibilità del gioco e da fattori personali. Quest’ultimo in
particolare impedisce di fissare quel famoso limite. Può sembrare una banalità,
ma siamo tutti diversi: ognuno con le proprie caratteristiche e le proprie
fragilità. Alla luce di questo potremmo
dire che, se esiste, fisseremmo un limite diverso per quante sono le persone
che giocano d’azzardo.
Il gioco
responsabile inoltre ha lo svantaggio di distrarre da un altro importante
aspetto: lo sviluppo della dipendenza.
Ognuno potrebbe
pensare: “ma io sto giocando responsabile, mi so limitare e non è certo il mio
caso”. Così facendo (e pensando) spesso non ci si accorge che il proprio
limite, auto-fissato, di gioco responsabile viene spinto sempre più avanti
verso l’estremità del gioco d’azzardo patologico.
Purtroppo la
dipendenza non si sviluppa in un giorno, e neanche in una settimana. Non è un
interruttore acceso/spento: si sviluppa pian piano, giocata dopo giocata e
ovviamente senza che l’interessato se ne accorga.
Non voglio dire
che chiunque gioca d’azzardo svilupperà una dipendenza, quello che voglio dire
è che nessuno può dire con certezza che non diverrà dipendente dal gioco d’azzardo
se ci si concentra solo su un limite dalla dubbia esistenza.
Per cui penso si
possa dire che l’unico limite “sicuro” sia quello di giocare il meno possibile.
Nessun commento:
Posta un commento