domenica 15 giugno 2014

Qualcosa sul "Gioco Responsabile"


“Gioca senza esagerare” oppure “Il gioco può creare dipendenza patologica”: queste sono le frasi che ultimamente vengono pronunciate in coda agli spot dei giochi in TV. Frasi maggiormente d'attualità in questi giorni: non c'è partita dei mondiali di calcio che non sia accompagnata da almeno uno spot sulle scommesse on-line.
 
Non voglio entrare nel merito se servano o meno, se siano utili a mettere in guardia sui rischi legati al gioco, ma vorrei invece soffermarmi sul gioco responsabile: esiste?

Apro una piccola parentesi sull’alcol. L’OMS ha cercato di stabilire quale fosse il limite tra il bere moderato ed il bere patologico. Negli anni questo limite (rappresentato dalla percentuale di alcol nel sangue) è stato via via abbassato finché si è arrivati a stabilire… che un limite non si poteva stabilire scientificamente. La soluzione è stata che l’unico bere moderato poteva essere il bere meno possibile.

Con il gioco d’azzardo è la stessa cosa. Invitare la popolazione a giocare con la testa, a fermarsi quando si sta esagerando o a correre ai ripari quando il gioco sta diventando un problema, implica che sia stato stabilito un punto fisso, un confine tra gioco “sano” e gioco patologico.

Sembrerebbe quasi che ci fossero due categorie: chi gioca senza problemi e chi invece esagera con le conseguenze che si possono facilmente immaginare. O si fa parte di una categoria o di un’altra e a dividerle c’è questo confine del gioco responsabile. Ma forse le cose sono un po’ più complesse.

Per chiarire meglio potremmo tracciare una linea immaginaria tra le due categorie in modo tale che non esistano solo due possibilità (o sono un giocatore patologico o non lo sono) perché ognuno può posizionarsi su un qualsiasi punto di questa linea, ma la posizione non è fissa: ci si può spostare verso una categoria o verso l’altra.

Un problema di gioco nasce principalmente dalla concomitanza di tre fattori: l’ambiente, la disponibilità/accessibilità del gioco e da fattori personali. Quest’ultimo in particolare impedisce di fissare quel famoso limite. Può sembrare una banalità, ma siamo tutti diversi: ognuno con le proprie caratteristiche e le proprie fragilità.  Alla luce di questo potremmo dire che, se esiste, fisseremmo un limite diverso per quante sono le persone che giocano d’azzardo.

Il gioco responsabile inoltre ha lo svantaggio di distrarre da un altro importante aspetto: lo sviluppo della dipendenza.

Ognuno potrebbe pensare: “ma io sto giocando responsabile, mi so limitare e non è certo il mio caso”. Così facendo (e pensando) spesso non ci si accorge che il proprio limite, auto-fissato, di gioco responsabile viene spinto sempre più avanti verso l’estremità del gioco d’azzardo patologico.

Purtroppo la dipendenza non si sviluppa in un giorno, e neanche in una settimana. Non è un interruttore acceso/spento: si sviluppa pian piano, giocata dopo giocata e ovviamente senza che l’interessato se ne accorga.

Non voglio dire che chiunque gioca d’azzardo svilupperà una dipendenza, quello che voglio dire è che nessuno può dire con certezza che non diverrà dipendente dal gioco d’azzardo se ci si concentra solo su un limite dalla dubbia esistenza.

Per cui penso si possa dire che l’unico limite “sicuro” sia quello di giocare il meno possibile.

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