mercoledì 4 giugno 2014

La sofferenza del familiare


Quando si sviluppa una dipendenza da gioco d’azzardo a soffrirne non è solo chi gioca, ma anche chi gli sta attorno.

Penso sia importante, parlando in generale, prendere in considerazione il punto di vista del familiare e il ruolo che quest’ultimo ha nell’aiutare, per esempio il coniuge o il genitore.

Scoprire che il proprio marito o moglie gioca è un fulmine a ciel sereno. Ho parlato di scoperta perché in molti casi la presa di coscienza del problema non nasce dall’ammissione del giocatore, ma da eventi fortuiti.

In molti casi, chi gioca afferma di farlo per non pensare ai propri problemi, per evadere e isolarsi dalla realtà. Questo funziona finché la realtà non fa sentire la sua esistenza e di solito lo fa attraverso una lettera di richiamo da parte della banca o il periodico invio dell’estratto conto. Leggere che le cose non stavano andando come si credeva e che il conto corrente è stato sicuramente ridotto, quando non prosciugato, innesca una serie di emozioni nel familiare.

Paura, rabbia, tristezza sono alcune delle naturali e comprensibili emozioni che si possono provare di fronte a questo. Un altro importante sentimento con cui il familiare si trova a fare i conti è l’impotenza. Ci si sente impotenti perché si percepisce di non avere avuto nessuna possibilità di controllare gli eventi, perché la possibilità di vivere una vita più o meno serena è stata sottratta passivamente. In fin dei conti, dal suo punto di vista, il familiare è “innocente” e la situazione si è creata a sua insaputa e contro la sua volontà.

Spontaneo, quindi, cercare di capire cosa sia successo. Si aprono così la strada altre ipotesi in cui la dipendenza da gioco d’azzardo è solo la parte culminante. “Posso essere stato io indirettamente a favorire questa cosa?”. “Dove posso avere sbagliato?”. “Perché non me ne sono accorta/o prima?”.

La prima conseguenza, una volta che ci si è ripresi dallo smarrimento iniziale, di solito è la perdita della fiducia nel coniuge. Scoprire che la persona che ci sta vicino ci ha tenuto nascosto questa cosa assume i tratti del vero e proprio tradimento.

Il primo periodo, dopo la scoperta, non sarà sicuramente semplice e si potranno creare delle tensioni, ma sarà anche positivo perché da quel momento in poi le cose non potranno che cambiare, se queste emozioni non diventano motivo di allontanamento del familiare, ma vengono elaborate trasformandole così in spinta ad uscirne assieme.

In che maniera un familiare può essere d’aiuto?

Due principalmente sono le strade.

La prima è una misura, diciamo, d’emergenza ed è molto concreta. Prima di tutto bisogna fermare l’emorragia economica e l’unica maniera per fare ciò è che il familiare assuma su di sé la totale gestione dell’economia della famiglia.

Questo può servire innanzitutto per verificare/pianificare/monitorare la situazione finanziaria e per l’eventuale copertura di debiti. Inoltre serve perché chi gioca non possa avere a portata di mano la “materia prima” che gli permette di giocare né contante (attenzione ai soldi lasciati in giro per casa) né carte di credito o bancomat.

La seconda è quella di dare supporto emotivo. Questo supporto si può manifestare in varie maniere. Per esempio, vincendo il senso di vergogna che può pervadere in una situazione simile e chiedere aiuto. Un’altra maniera può essere quella di non giocare d’azzardo a propria volta, anche e soprattutto se si parla “di una giocata a settimana”. Oppure partecipare assieme al coniuge agli incontri di gruppo.

Stare vicini quindi, ma bisogna tenere presente che la responsabilità del cambiamento spetta al giocatore.

Nessun commento:

Posta un commento