Quando si sviluppa
una dipendenza da gioco d’azzardo a soffrirne non è solo chi gioca, ma anche
chi gli sta attorno.
Penso sia
importante, parlando in generale, prendere in considerazione il punto di vista
del familiare e il ruolo che quest’ultimo ha nell’aiutare, per esempio il
coniuge o il genitore.
Scoprire che il
proprio marito o moglie gioca è un fulmine a ciel sereno. Ho parlato di
scoperta perché in molti casi la presa di coscienza del problema non nasce
dall’ammissione del giocatore, ma da eventi fortuiti.
In molti casi, chi
gioca afferma di farlo per non pensare ai propri problemi, per evadere e
isolarsi dalla realtà. Questo funziona finché la realtà non fa sentire la sua
esistenza e di solito lo fa attraverso una lettera di richiamo da parte della
banca o il periodico invio dell’estratto conto. Leggere che le cose non stavano
andando come si credeva e che il conto corrente è stato sicuramente ridotto,
quando non prosciugato, innesca una serie di emozioni nel familiare.
Paura, rabbia,
tristezza sono alcune delle naturali e comprensibili emozioni che si possono
provare di fronte a questo. Un altro importante sentimento con cui il familiare
si trova a fare i conti è l’impotenza. Ci si sente impotenti perché si
percepisce di non avere avuto nessuna possibilità di controllare gli eventi, perché
la possibilità di vivere una vita più o meno serena è stata sottratta passivamente.
In fin dei conti, dal suo punto di vista, il familiare è “innocente” e la situazione
si è creata a sua insaputa e contro la sua volontà.
Spontaneo,
quindi, cercare di capire cosa sia successo. Si aprono così la strada altre
ipotesi in cui la dipendenza da gioco d’azzardo è solo la parte culminante. “Posso
essere stato io indirettamente a favorire questa cosa?”. “Dove posso avere sbagliato?”.
“Perché non me ne sono accorta/o prima?”.
La prima
conseguenza, una volta che ci si è ripresi dallo smarrimento iniziale, di
solito è la perdita della fiducia nel coniuge. Scoprire che la persona che ci
sta vicino ci ha tenuto nascosto questa cosa assume i tratti del vero e proprio
tradimento.
Il primo periodo,
dopo la scoperta, non sarà sicuramente semplice e si potranno creare delle
tensioni, ma sarà anche positivo perché da quel momento in poi le cose non
potranno che cambiare, se queste emozioni non diventano motivo di
allontanamento del familiare, ma vengono elaborate trasformandole così in
spinta ad uscirne assieme.
In che maniera un
familiare può essere d’aiuto?
Due
principalmente sono le strade.
La prima è una
misura, diciamo, d’emergenza ed è molto concreta. Prima di tutto bisogna
fermare l’emorragia economica e l’unica maniera per fare ciò è che il familiare
assuma su di sé la totale gestione dell’economia della famiglia.
Questo può
servire innanzitutto per verificare/pianificare/monitorare la situazione
finanziaria e per l’eventuale copertura di debiti. Inoltre serve perché chi gioca
non possa avere a portata di mano la “materia prima” che gli permette di giocare
né contante (attenzione ai soldi lasciati in giro per casa) né carte di credito
o bancomat.
La seconda è
quella di dare supporto emotivo. Questo supporto si può manifestare in varie
maniere. Per esempio, vincendo il senso di
vergogna che può pervadere in una situazione simile e chiedere aiuto. Un’altra
maniera può essere quella di non giocare d’azzardo a propria volta, anche e
soprattutto se si parla “di una giocata a settimana”. Oppure partecipare
assieme al coniuge agli incontri di gruppo.
Stare vicini
quindi, ma bisogna tenere presente che la responsabilità del cambiamento spetta
al giocatore.
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