Convenience Gamblin. Cosa si intende con questo termine coniato
dal NGISC (National Gambling Impact Study Commission) e che può essere tradotto
in maniera molto letterale con gioco
comodo?
Tradotto in
maniera meno letterale si parla di gioco di prossimità, facile da reperire:
nello specifico le slot machine che possono essere trovate nelle varie
tabaccherie o bar. Il gioco d’azzardo che chiunque può incontrare tutti i
giorni senza necessariamente recarsi presso la sala slot.
Occuparsi del
gioco di prossimità significa lavorare sulla limitazione dell'offerta.
Così scrive
Marco Dotti su Vita: Limitare l'offerta di giochi, ridurre le macchine presenti sul territorio,
stabilire per tutti quei divieti di accesso ai locali che, a oggi, sono
stabiliti solo per le "sale dedicate", imporre agli imprenditori una
licenza ad hoc o una responsabilità maggiorata ("vuoi aprire una sala
gioco?", non puoi comprarti una lavanderia, lasciare l'insegna e riempirla
di slot!): che sia questa una via praticabile?[1]
Proviamo
a rispondere alla domanda.
Rendendo
la legislazione più stringente, limitando l’accesso alle slot anche nei luoghi
sensibili, come nelle sale slot, si potrebbe disincentivare l'installazione di
nuovi apparecchi, per esempio in bar e tabaccherie e, appena possibile disattivare
quelli già in uso. Perché effettivamente il gioco in questo caso è “comodo”
anche per chi lo gestisce: una volta installata, una macchinetta richiede
pochissima manutenzione e, poco o tanto che sia, garantisce anche un'entrata
economica facile.
Quando
penso alla limitazione dell'offerta penso subito all’altra contromisura che
pian piano sta prendendo piede presso le varie amministrazioni comunali e cioè
quella della limitazione dell'orario di esercizio delle macchinette. Sono
entrambe valide o una è migliore dell'altra? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi
dell'una e dell'altra?
Sulla limitazione dell'orario ammetto di essere
stato e di essere tuttora molto scettico. Questo perché una macchinetta spenta continuerà
ad essere comunque presente esercitando a mio avviso fascino e curiosità.
In un bar, una macchinetta spenta prima o poi ricomincia a
funzionare.
In una tabaccheria, una macchinetta spenta permette comunque
a chi vuole giocare di “consolarsi” con altre forme di gioco (lotto,
gratta&vinci, superenalotto,…): sarebbe come voler combatte
l’alcoldipendenza smettendo di servire vino dalla 10 alle 22, ma continuando a
servire birra e tutti gli altri alcolici.
Quali
sarebbero invece i vantaggi togliendo le macchinette definitivamente?
Nei
bar: una macchinetta assente rimarrà una macchinetta assente. Spenta
definitivamente senza limitazione di orario…
Nelle
tabaccherie: spesso ho sentito dire che una persona ha iniziato a giocare quasi
per curiosità e, sempre per curiosità, ha inserito i primi soldi nelle slot. L’assenza
della slot machine può avere effetto anche su questo.
Pensiero
che nasce partendo dall'analisi di quelle che sono le condizioni per sviluppare
la dipendenza da gioco d'azzardo:
Dipendenza da gioco d’azzardo = Persona + Disponibilità/Accessibilità
+ Ambiente
Questo
significa che per sviluppare una dipendenza servono:
1)
ovviamente la persona
2) la
disponibilità/accessibilità, le slot-machine sono diffuse in maniera capillare
e per una singola giocata servono pochissimi soldi
3) l'ambiente,
che può favorire o meno il gioco d'azzardo.
Lavorando
sulla limitazione dell'offerta si agisce su due di questi tre fattori e di
riflesso sul terzo. Prima di tutto favorendo la limitazione dell’offerta di
slot machine si agisce direttamente sulla loro disponibilità e ovviamente
sull'accessibilità. In secondo luogo si agisce sull'ambiente: un ambiente che
non ha macchinette non favorisce il gioco d'azzardo. Il terzo fattore ovvero la
persona di riflesso beneficia dei vantaggi.
Limitare
l'offerta favorendo la dismissione di slot machine, per esempio nei bar, ha anche
un forte valore di tipo culturale. Lo spazio occupato dalle slot, una volta
lasciato libero, offre spazio alle persone, alla socialità e, come in alcuni
casi, anche all'installazione per esempio di librerie[2].
Sia
ben chiaro non sono così ingenuo da ritenere che questa sia la panacea contro
il gioco d'azzardo. Tengo sempre ben presente due considerazioni: qualsiasi
forma di azione contro il gioco d'azzardo sarà sempre e sicuramente più
efficace rispetto al non fare niente; una persona che vuole giocare troverà
sempre la possibilità o le scuse per farlo perché comunque non si può
prescindere, come già scritto, dalla volontà del diretto interessato.
Cercando
di rispondere qui alla domanda, mi sono limitato semplicemente a valutare quali
siano le ricadute positive dell’una e dell’altra forma di limitazione
dell'offerta.
A
prima vista il secondo approccio appare più complesso perché sembra che debba mettere in moto molte più
risorse di quelle che a volte pare si sia disposti a spendere. In realtà, a ben
guardare, in entrambi i casi si parte da una modifica delle regole, quelli che cambiano
sono gli effetti diretti e indiretti.
Penso
che limitare la presenza delle macchinette in quelli che vengono definiti
appunto luoghi sensibili, luoghi di prossimità, luoghi facilmente raggiungibili
possa portare dei vantaggi sul lungo termine più duraturi e più solidi. Questo
perché al “semplice” divieto si associa anche la “promessa” di un cambiamento
culturale.
Ma
tornando alla domanda se questa sia una strada praticabile: non so quanto
facilmente lo sia da punto di vista burocratico e legislativo, ma dal punto di
vista etico ed umano ritengo che sia una contromisura assolutamente auspicabile.
D’accordo con Dotti: “Intervenire con un processo che porti
all'espulsione graduale delle macchine e di ogni offerta di gioco da questi
luoghi di prossimità è diventata un'opzione prioritaria”.
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