Faccio una premessa: i numeri, letti senza uno spirito
critico, possono dire poco su un fenomeno che coinvolge discipline come
psicologia e sociologia, giusto per citarne due, oltre all’economia. Proverò lo
stesso, giusto perché poi qualsiasi intervento, economicamente oneroso, si basa
sui numeri, dai quali quindi non si può prescindere.
Il link:
http://www.infodata.ilsole24ore.com/2018/05/25/gioco-dazzardo-scopri-comuni-cui-si-scommette-si-spende-si-vince-piu/
porta ad un articolo de Il sole 24 ore che propone una mappa in cui viene presentata la mole di giocate (in gergo
“raccolta”) e di vincite in vari comuni italiani. Io ho preso ad esempio il mio
comune, Chioggia, e ho cercato di confrontarlo con dei comuni limitrofi giusto
per avere un'idea. Ciò che emerge da questi numeri è un dato molto
preoccupante. Questi sono i dati trovati:
Durante il primo semestre del 2017, nel comune di Chioggia i giochi d'azzardo
hanno raccolto 52.170.359,66 €.
Questo significa che ogni residente ha puntato, in media, 1.050,76 €
Durante il primo semestre del 2017, nel comune di Padova i giochi d'azzardo
hanno raccolto 100.855.206,37 €.
Questo significa che ogni residente ha puntato, in media, 480,65 €.
Durante il primo semestre del 2017, nel comune di Venezia i giochi d'azzardo
hanno raccolto 204.907.826,60 €.
Questo significa che ogni residente ha puntato, in media, 782,37 €.
Durante il primo semestre del 2017, nel comune di Cavarzere i giochi d'azzardo hanno
raccolto 10.421.493,45 €.
Questo significa che ogni residente ha puntato, in media, 743,28 €.
Mi
limito solo ad un confronto, giusto per rendere l’idea: per Chioggia[1], città quattro volte più
piccola per numero di abitanti rispetto a Padova[2], si dichiara una raccolta
che risulta essere solo metà rispetto al capoluogo.
Fino
a qualche anno fa il disturbo da gioco d’azzardo era argomento in voga: tutti
ne parlavano e tutti avevano la ricetta per risolvere la questione o limitare i
danni. A tutti i livelli, dal locale al nazionale e forse in più di qualche
occasione in maniera propagandistica, si parlava di gioco d’azzardo. Poi con il
tempo, se ne è parlato sempre meno, argomento legato più spesso a fatti tragici
di cronaca o a proposte di intervento da parte di qualche figura politica più
sensibile al problema. Ma se confrontiamo questi dati con uno solo del 2012 e
cioè la spesa procapite in Veneto che era di 1.290,03 € (media regionale, si badi
bene) possiamo facilmente verificare come il fenomeno sia tutt’altro che in
remissione e più vivace che mai.
Se
poi vogliamo andare oltre i numeri e pensare alle persone, facciamo un semplice
esempio: indipendentemente dal fatto che me ne occupi professionalmente, il
gioco d’azzardo, sotto le sue svariate forme, non suscita il mio interesse o
curiosità. Quindi c’è qualcuno che avrà giocato i “miei” 1050 €, per un totale
di 2100 €. Proviamo ad allargare la visuale e potremo facilmente immaginare che
dietro i numeri ci sono persone in forte difficoltà personale, e familiare
oltre che economica. Inoltre, per quanto riguarda la fallacia dei semplici numeri,
aggiungo un particolare emblematico di questo e che riguarda Chioggia. Quel dato non tiene conto
del numero molto elevato di persone che attraverso viaggi organizzati
settimanalmente o anche più frequenti, vanno a giocare oltre i confini italiani, in
Slovenia. Basta questo per modificare al rialzo sia il volume della raccolta
che della spesa procapite.
Per
concludere: ribadisco che i numeri possano restituire un’immagine statica della
realtà non rendendo giustizia a fenomeni in continua evoluzione e che devono
essere letti e considerati nelle loro sfaccettature, ma proprio per la sua
semplicità un numero può aiutare ad effettuare una prima lettura delle situazioni.
In questo caso rende chiaro come si debba continuare a monitorare il problema
del disturbo da gioco d’azzardo e non sottovalutarne le conseguenze oltre a rendere necessario mettere in campo misure di prevenzione e proporre soluzioni di trattamento quando la dipendenza si sia manifestata.
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